Il Circolo Mark Film di Marino compie un anno. È ancora giovane, ha tanto da imparare.

 Nei primi mesi del 2016, ispirati dall’attività cinematografica pionieristica di Monsignor Guglielmo Grassi, nasce l’idea di un circolo, un gruppo che abitasse un luogo fisico e che lo riempisse di cultura, fratellanza, opinioni, discussioni, passioni, espressioni. L’idea sposa perfettamente l’attività culturale della Ficc che subito accoglie il circolo sorto da poco. Anche la Ficc quest’anno festeggia un anniversario: sono esattamente settant’anni che opera sul territorio internazionale salvaguardando il cinema in tutte le sue espressioni, la sua fruizione e i diritti del pubblico che ne fruiscono.Dal 1947, attraverso la presidenza di Zavattini, Pietrangeli, Virgilio Tosi, Filippo Maria De Sanctis, si arriva oggi ad una sempre presente e militante partecipazione alle discussioni sociali sulla cinematografia e la sua ricezione. Proprio in occasione dei festeggiamenti, si discute infatti l’ultima legge italiana sul cinema e l’audiovisivo, che non include l’attività dei circoli nel sistema della promozione cinematografica. Punto critico che evidenzia una contraddizione sostanziale con i veri principi delle federazioni e associazioni a carattere cinematografico di tutto il mondo: mentre in paesi come l’Ecuador, il Brasile, Il Burkina Faso e la Russia le recenti legislature hanno contribuito al sostentamento e alla valorizzazione dell’associazionismo cinematografico, in Italia si tarpano le ali alle tantissime realtà esistenti sul territorio che già si occupano di coesione sociale, di formazione ed educazione del pubblico, di promuovere e ottimizzare la distribuzione cinematografica a livello capillare.

Mark Film, seguendo gli esempi che il convegno Ficc dello scorso anno aveva fornito,  ha iniziato a crescere e a farsi più consapevole del proprio ruolo nella comunità. Si è impegnato quindi proprio nella formazione di un pubblico propriamente detto, consapevole e dotato di una coscienza critica che purtroppo manca alla maggior parte degli spettatori generalisti. La presenza stessa della Ficc, dopo settant’anni dalla sua fondazione, e l’esistenza di tutti i circoli affiliati, è testimonianza di una necessità che emerge con forza da parte degli spettatori più appassionati e accorti: questi domandano ed esigono di trasformarsi da spettatori a pubblico, attivo e partecipe. Un pubblico che non vuole sottostare alle politiche di produzione e distribuzione della grande macchina del cinema (o televisiva, o pubblicitaria) che seleziona preventivamente le opere per poi proporle. Un pubblico avido di conoscenza e educato alla decodificazione e analisi del trinomio immagine-musica-parola che costituisce il cinema e che lo comprende esaminando e discutendo un prodotto audiovisivo un po’ come farebbe un semiologo o un sociologo, identificando quindi un significato, un significante e una funzione sociologica del prodotto filmico. Questa trasformazione dell’atteggiamento del fruitore dell’opera filmica può avvenire solamente attraverso l’attività culturale dei circoli del cinema dislocati in tutto il territorio italiano, lo stesso territorio che ora, secondo la norma vigente, dovrebbe preferire il mercato distributivo e produttivo, tralasciando totalmente l’associazionismo cinematografico. Quello che manca è proprio un’educazione all’immagine e alla sua comprensione, quando invece sarebbe indispensabile in questo momento storico così critico in cui l’immagine è onnipresente e spesso travisata. Caricata di significati che non le appartengono davvero, giudicata in maniera sconnessa da un mondo sempre connesso, l’immagine veicola così, in questo mondo iperconnesso, messaggi visivi sempre più sconnessi e indecifrabili, incomprensibili e fuorvianti. Cosa ci resta da fare una volta compreso che la neonata legge ha lo stesso intento dei circoli, ovvero quello di trasformare nuovamente gli spettatori ma con la finalità di renderli ancora più… spettatori? Cosa ci rimane quando allunghiamo lo sguardo sulle generazioni più giovani, private di qualsiasi senso critico civile che li faccia sentire parte di qualcosa, di una realtà viva e vitale, vibrante? Nulla se non andare avanti, costruire ancora e ancora, raccogliere quanto di buono le nuove generazioni sanno offrire, poiché è indubbio che qualcosa di genuino da offrire ci sia, qualcosa che non sia infecondo come invece esige la contemporaneità. Proseguire sul percorso già battuto poiché con l’esperienza abbiamo capito che è quello giusto. Il percorso necessario. Quello che mantiene la Ficc ormai da generazioni e che speriamo abbia intrapreso anche Mark Film con il suo primo anno sulla breccia.